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Allenamento

Qualche spunto sull'allenamento più lungo della settimana e consigli su come strutturarlo

Qualche spunto sull'allenamento più lungo della settimana e consigli su come strutturarlo
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Domenica lo fai il lungo? Ecco come farlo in base al tuo livello

Ogni domenica migliaia di runner amatori escono per "fare il lungo" seguendo più o meno lo stesso istinto: correre a lungo, a una fatica che si può reggere. È un buon istinto, ma da solo non basta. Il lungo giusto non dipende da quanto sei motivato quella mattina: dipende da quanto corri normalmente durante la settimana. Chi corre poco e chi corre molto non dovrebbero mai fare lo stesso lungo — né per distanza, né per ritmo, né per obiettivo.

Perché quello che fai durante la settimana conta più di quello che fai la domenica

Il principio è semplice: il lungo deve essere proporzionato a tutto il resto che fai, non un'uscita a sé stante scollegata dal tuo allenamento reale. Se durante la settimana corri poco e poi ti concedi un lungo troppo ambizioso, quell'unica uscita diventa lo sforzo più pesante di tutta la settimana, con un rischio di infortunio e di stanchezza che il resto dell'allenamento non riesce a bilanciare. Per questo la classificazione più utile non si basa su "da quanti anni corri", ma su quanti chilometri fai davvero in una settimana normale.

LivelloVolume settimanaleDistanza del lungoRitmoA cosa serve
Principiantemeno di 30 km8–14 kmConversazionale — devi riuscire a parlare senza affannoAbituare il corpo a stare in movimento a lungo
Intermedio30–55 km15–22 kmConversazionale, con un blocco finale di 8–10 km a ritmo maratona obiettivoInsegnare al corpo a usare i grassi come carburante e risparmiare energie
Avanzatooltre 55 km25–32 kmConversazionale, con blocchi più estesi a ritmo garaReggere lo sforzo su durate vicine a quelle della maratona

Nota: questa tabella fa riferimento a una settimana di carico di esempio. Non tutte le tue settimane devono somigliarle: il volume cambia normalmente in base al periodo di preparazione, alla presenza di gare, o alle settimane di scarico. Usala come punto di partenza, non come regola fissa da rispettare ogni sette giorni.

Cosa vuol dire davvero "ritmo conversazionale"

Non è un consiglio vago buttato lì. È un modo semplice ed efficace per capire se stai lavorando all'intensità giusta: se riesci a parlare senza affanno, stai correndo nella zona in cui il corpo lavora principalmente bruciando grassi, senza accumulare troppa fatica. Nel momento in cui iniziano a mancarti le parole, hai già superato quella soglia — e probabilmente stai correndo il lungo troppo veloce.

Cosa succede nel corpo quando fai un lungo fatto bene

Durante un lungo lento il corpo impara, allenamento dopo allenamento, a usare in modo più efficiente i grassi come fonte di energia invece di consumare subito le riserve di zuccheri (il glicogeno). Impara anche a portare più sangue e più ossigeno ai muscoli che lavorano. È esattamente il meccanismo dietro il concetto di "risparmiare energie" per chi punta a distanze lunghe: il corpo si allena a durare, non solo a correre.

Perché lento batte veloce (anche se non sembra)

È tentante pensare che spingere il ritmo nel lungo lo renda "più efficace". Non è così. I runner che migliorano di più nel tempo sono quelli che dedicano la maggior parte dei chilometri a un ritmo facile, riservando lo sforzo duro a poche sessioni specifiche, ben distinte dal resto. Il lungo fatto troppo veloce finisce quasi sempre in una via di mezzo che non allena bene niente: troppo duro per far recuperare, troppo blando per essere un vero allenamento intenso. Risultato: tanta fatica accumulata e pochi benefici reali.

Gli errori più comuni

Il lungo smette di funzionare quando lo trasformi in qualcosa che non è:

  • Non è una gara contro te stesso. Non serve chiudere più veloce dell'ultima volta.
  • Non è un test per un nuovo ritmo "tanto per vedere come va". Gli esperimenti hanno un posto nell'allenamento, ma non qui.
  • Non è opzionale quando fa caldo o hai poco tempo. Si accorcia la distanza, non si salta l'allenamento.
  • Non è più efficace se ti fa soffrire. Un lungo lento fatto bene vale, per il tuo miglioramento, molto più di un lungo forte e mal gestito.

Come capire se hai sbagliato il lungo

Un indicatore semplice e affidabile: il giorno dopo devi sentirti stanco, non distrutto. Se il giorno successivo fatichi a salire le scale o senti le gambe pesanti già dal risveglio, il segnale è chiaro — sei andato troppo forte, troppo lungo, o entrambe le cose. Il lungo ben calibrato lascia stanchezza, non danno.

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